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domenica 13 marzo 2016

LETTERA AL PRESIDENTE RENZI : NON E' UNA VITTORIA LAVORARE 553 GIORNI IN MENO (PERCHE' E' BISESTILE)

Signor  presidente del consiglio: lei ha affermato che, siccome i lavori finiscono 18 mesi prima del previsto, è una grande vittoria per i lavoratori.
E’ indubbio che 18 mesi siano 552 giorni, bisestile uno in più, ma fa lo stesso; ma dire che i lavoratori hanno vinto, perché i lavori della campotenese-laino dureranno 552 giorni meno del previsto, è una grande sola.
E se lo scrive un Sola, può starne certo.
Si, signor Presidente del Consiglio. Non hanno vinto i lavoratori, ma questo modo di intendere il lavoro.
E’ vero, hanno lavorato persone in più rispetto al previsto. Ma è stato deciso dopo, cambiando le regole a partita già iniziata.
Mi domando: quando si fanno i progetti e le relative programmazioni, e da queste programmazioni le relative “concertazioni”, e da queste concertazioni i sindacati propongono ai propri iscritti una opportunità di lavoro di 4 anni, che potrebbe durare anche 5 con varie ed eventuali, il lavoratore che dovesse trovarsi di fronte ad una scelta, decide in base alle notizie che gli vengono date da chi lo rappresenta.
Non è tanto un problema di tipo personale, ma conosco lavoratori impegnati su questo cantiere che hanno optato di stare vicino casa per un lavoro previsto di quattro anni, scartando un lavoro più lontano che però ne sarebbe durati sette, rinunciando a corrispettivi  anche più vantaggiosi, pur di stare vicino alla propria famiglia. Se dopo due anni e mezzo il cantiere chiude, ed il lavoratore licenziato, non vedo questa grande vittoria.
Del resto (ma qui apriremmo una discussione problematica)   le norme che regolano il famoso premio se il lavoro viene consegnato prima, possono significare solo due cose: o che chi ha fatto il progetto capisce poco, o che capisce tanto e lo abbia fatto apposta;  perché sapendo che la durata è stata sovrastimata, si è sicuri che finendo prima qualcuno riceverà una ricompensa, un beneficio impropriamente addotto. Il che si presterebbe ad interpretazioni anche molto pesanti.
Si, direte -  ma è la legge - : vorrà dire che questa legge è degna della terra dei cachi, a meno che questi soldi del premio vengano divisi equamente tra tutti i lavoratori. Questo darebbe un senso alla sua affermazione di vittoria.
Nella mia convinzione che sono  molte più le cose che servirebbe fare in questo paese rispetto alle persone disposte a farle, e che è la politica fatta da persone per bene che quindi abbiano un’etica, che deve decidere  percorsi e controlli;  affinchè le risorse enormi che questo paese ha vengano utilizzate realmente per cose utili,  generando crescita e benessere per tutti;  ammiro comunque il suo tentativo di voler far passare queste poche riforme  (anche se non tutte condivisibili nei tempi e nei contenuti) come un segnale incoraggiante per il futuro.
Le chiedo però un’altra cosa che come mia cultura non riesco a capire.
Assistiamo tutti i giorni a situazioni dove lavoratori  del pubblico impiego  scaldano le sedie o peggio si fanno timbrare il cartellino mentre  sono a fare tutt’altro. Penso che se gli uffici dove “lavorano” vanno avanti ugualmente, anche senza il loro operato e/o la loro presenza, probabilmente di quella mansione quindi di quella persona in quell’ufficio la pubblica amministrazione non ha bisogno.
Però la mantiene in organico. Intanto diverse pratiche nello stesso o in altri uffici giacciono inevase altro che 18 mesi ma anni e anni, creando non poche difficoltà ai cittadini onesti che aspettano. Sarà il caso quindi di organizzarli bene, questi uffici, affinchè il rendimento del lavoratore nel pubblico venga ottimizzato? Perché solo in questo caso, anticipando la fine di quel lavoro di 18 mesi, sarebbe una vittoria per i lavoratori ed un beneficio per il paese tutto.

 Mimmo Sola